5. Shadows & shamans

Siberian_Wolf_In_Snow_Fields_600

 

The light filters through the thick curtains, a cold shiver shakes me and at the same time I realize to have fallen asleep for several hours. A strange scratching of nails on the wood makes me jump up like a spring.
– Who is it?
My voice wobbles, thick, while I rushly wrap myself in a blanket. The air became colder since in the brazier remains only grayish coals that give off a faint white smoke’s blows.
– Come in, now I’m awake.
I add in a low voice, realizing that there is light outside and therefore should no longer be evil spirits from the darkness of the night wandering around.
“Then I’d better put some other piece of wood in the fireplace!”
I think with apprehension as I approached the window pushing aside the heavy curtains: outside there is a ray of sunlight that has passed through the thick blanket of snow piled up above the pine trees planted all around the residence.
The scratching of nails on wood persiste, I wonder if he’s Anouk, feeling better, who wants to cuddle.
“Damn, I really had to be out of my mind to fall asleep down here with the soft and warm bed waiting upstairs!”
But there are a thousand thoughts blending in my head, then I gradually recompose the various elements: the servant whom allowed me to enter the library, then the same servant who revives the fire, the thermos with tea, the photografs’ book, the piano… it all comes back with brutality to my memory. I turn my gaze to the darkest point of the room, the big Steinway is there a concrete presence that permeates my initial attempt not to think about it.
The nagging premonitory feeling squirms again my bowels.
“My niece, remember that each of us must follow its own path, each of us has a talent that needs to be exploited to better enjoy their lives… there are many techniques that help us to highlight the one and the other”.
The voice of grandmother Téide is inside my mind, clear, setting before me like a slap to the reality of this moment. She’s inside me, with memories that instill safety: I absolutely must not let fear win.
A new power flows in my veins, bringing renewed energy to the limbs, as if a gust of wind clean up rain clouds in the sky, there is the inner light grows stronger.
When I get close to the other window to offset the heavy curtain, I find myself face to face on the other side of the glass, with an animal that looks like a wolf, balding on the right side of the muzzle, thin and with eyes full of sad dismay.
I remain with bated breath, I can’t even utter the smallest sound. I’m frozen by the sight, I think I have a distorted vision or being in the grip of some hallucination. I move a few steps, stepping back on the left side and I almost overthrow the side table with the thermos containing the rest of the tea.
– Oh the Blessed!
Then I hear a yelp and the head of the large canid disappears from behind the glass of the window. I remain besotted staring into the void of the transparency framed by snow crystals and ice, perhaps formed during the night around the window without shutters.
– Okay Fiona Moira. Enough is enough! Here is something happening that deserves closer examination. I would say that someone is trying to test your mettle and sanity! Okay. Everything is under control. Breathe strong: now count to ten as you do so well… We are in Siberia and there are wolves, so many wolves, thousands of hungry wolves that… if they want to enter without knocking, of course, they can do so by going through the glass of the windows. Now let’s look for Mikhail or the other comrade. Pavel, tha’s his name… yes Pavel… these are men’s things, forget about the idea to start screaming around the house with the risk of waking up everyone and throw them into confusion.

****
La luce filtra dalle spesse tende, un brivido di freddo mi scuote nello stesso tempo realizzo d’essermi assopita e d’avere dormito per diverse ore. Uno strano raspare di unghie sul legno mi fa scattare in piedi come una molla.
– Chi è?
La voce traballa, impastata, mentre mi avvolgo con foga nella coperta; l’aria si è fatta più fredda e nel braciere restano solo dei tizzoni grigiastri che sprigionano una fievole spira di fumo bianco.
– Avanti, ormai sono sveglia.
Aggiungo a mezza voce, rendendomi conto che fuori c’è luce e quindi non dovrebbero più aggirarsi spiriti maligni provenienti dall’oscurità della notte.
“Poi mi conviene mettere qualche altro pezzo di legno nel camino!”
Penso con apprensione, avvicinandomi alla finestra e scostando le pesanti tende: all’esterno c’è un raggio di sole che ha attraversato la folta coltre di neve ammucchiata sopra i pini piantati tutt’attorno alla residenza.
Il grattare di unghie sul legno persiste, mi chiedo se si tratta di Anouk che, sentendosi meglio, vuole fare le coccole.
“Accidenti, dovevo proprio essere fuori di senno per addormentarmi quaggiù con il letto morbido e caldo che aspettava al piano di sopra!”
Ma sono mille i pensieri che frullano nella mia testa: poi a poco a poco ricompongo i vari elementi; il domestico che mi permette d’entrare nella biblioteca, poi lo stesso domestico che ravviva il fuoco, il termos con la tisana, il libro di fotografie, il pianoforte… Tutto ritorna con brutalità alla mia memoria. Giro lo sguardo verso il punto più buio del locale; il grande Steinway è là, una presenza concreta che permea il mio iniziale tentativo di non pensarci.
La fastidiosa sensazione premonitrice mi contorce nuovamente le viscere.
“Nipotina mia, ricordati che ognuno di noi deve seguire un suo percorso, ognuno di noi possiede un suo talento che deve mettere a frutto per vivere al meglio la propria vita… ci sono molte tecniche che ci aiutano a mettere in luce l’uno e l’altro”.
La voce della nonna Téide è dentro la mia mente, nitida, e come uno schiaffo mi pone dinanzi alla realtà di quest’attimo. Lei è dentro di me, con i ricordi che m’infondono sicurezza; non devo assolutamente lasciarmi vincere dal timore.
Una nuova forza mi scorre nelle vene, portando energia rinnovata agli arti, come se un soffio di vento ripulisse nuvole cariche di pioggia nel cielo, ecco che la luce interiore si rafforza.
Quando mi avvicino all’altra finestra per scostare il pesante tendaggio, mi ritrovo, dall’altra parte del vetro, a faccia a faccia con un animale che assomiglia a un lupo, spelacchiato sul lato destro del muso, magro e dagli occhi pieni di triste sgomento.
Resto con il fiato sospeso nella trachea, non riesco neppure a emettere il benché piccolo suono. Sono raggelata dalla visione, penso di avere le traveggole o di essere in preda a qualche allucinazione. Mi sposto di qualche passo, indietreggiando sul lato sinistro e per poco non rovescio il tavolino con il termos contenente il resto del tè.
– Oddio santissimo!
Poi odo un guaito e la testa del grosso canide sparisce da dietro il vetro della finestra. Resto inebetita a fissare nel vuoto quella trasparenza incorniciata da cristalli di neve e ghiaccio, forse formatisi durante la notte attorno alla finestra sprovvista di battenti.
– Okay Fiona Moira. Troppo è troppo! Qui sta accadendo qualcosa che merita un esame più approfondito. Direi che qualcuno sta cercando di mettere alla dura prova la tua tempra e sanità mentale! Okay. Tutto sotto controllo. Respira forte: ora conta fino a dieci come sai fare così bene… Siamo in Siberia e ci sono i lupi, tanti lupi, migliaia di lupi famelici che se vogliono entrare… senza bussare, è ovvio, possono farlo passando attraverso il vetro delle finestre. Adesso andiamo a cercare Mikhail o l’altro compare. Pavel, si chiama così… Pavel… Sono cose da uomini, lasciamo stare l’idea di mettersi a strillare in giro per la casa col rischio di svegliare tutti e di gettarli nella confusione.

 

©Claudine Giovannoni

picture from the web

 

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