8. Vladilen’s snow sledge * sulla slitta di Vladilen

 

Civetta_nevi

On the large sledge there is certainly more room than he wanted us to believe Vladilenthevolk! With Vladimira I sit in the back where the immense quilts, made from skins of bear and very thick wool, allow to cover ourselves over the heads. The famous pack that we had received in Greystones, also contained two fine stoles of a strange material that reminds me of cashmere. Vladimira and I we wrapped them around the head and neck with great care to protect us from the rigors of winter, which overnight brought temperatures down to minus thirty degrees. But our big sheepskin jackets with a hood too, are very hot and so decked we would not have suffered the cold.
Suddenly, something not well defined, flutters over my head and then glides touching my shoulder. I can not contain a wild scream that scares even the dogs, then panting, standing and trying to understand what was happening, I cry to Vladilen who looks amused:

Good Lord, what is that thing? I lacked that it remained entangled in my hair!

Laughing like crazy, Vladilen stretches his arm towardsthe thing” that had just threatened my safety.

Oh, she’s a sova, a snowy owl, I called her Mir. She accompanied me since several years, a loyal friend with whom I never feel alone. I called she Peace because it is what is missing in this planet

Sokolov chuckles amused, evidently he keeps some few little surprises; so I sense that one of the calls he made from the coffee-shop at the train station, certainly was intended to bring him appropriate clothes for that sleigh’s trip . Now he looks like a tycoon of suspicious nomination, wrapped himself in a huge cloak of very thick ash-colored sheepskin with a rather cumbersome fur hat on the head.

..OoO..

Sulla grande slitta c’è certamente più posto di quanto voleva farci credere Vladilen-il-volk! Con Vladimira mi siedo nella parte posteriore dove delle immense trapunte, fatte con pelli di orso e spessissima lana, ci permettono di ricoprirci fin sopra la testa. Il famoso pacco che avevamo ricevuto a Greystones, conteneva anche due finissime stole di uno strano materiale che mi ricorda il cashmere; Vladimira ed io ce le siamo avvolte con grande cura attorno alla testa e collo per proteggerci dal rigore dell’inverno che durante la notte portava le temperature fino a meno trenta gradi. Ma le nostre grosse giacche in montone rovesciato con tanto di cappuccio, sono caldissime e così agghindate non avremmo sofferto il freddo. Improvvisamente un qualcosa di non ben definito, mi svolazza sopra la testa e in seguito plana toccandomi la spalla. Non riesco a contenere un urlo selvaggio che spaventa anche i cani, poi ansimando, in piedi e cercando di capire cosa stesse accadendo, grido a Vladilen che mi guarda divertito:

– Sant’Iddio, cos’è quell’affare? Ci è mancato poco che mi restasse impigliato tra i capelli!

Ridendo come un matto, Vladilen allunga il braccio verso quel coso che aveva appena minacciato la mia incolumità.

– Oh, lei è una sova, una civetta delle nevi, si chiama Mir. Mi accompagna da diversi anni, una fedele amica con la quale non mi sento mai solo. L’ho chiamata Pace poiché è ciò che manca in questo pianeta…

Sokolòv ridacchia divertito, evidentemente ha in serbo anche lui qualche piccola sorpresa; così intuisco che una delle chiamate fatte dal caffè della stazione, certamente aveva lo scopo di farsi portare degli abiti adeguati a quel viaggio in slitta. Ora assomiglia a un magnate di sospettosa nomina, infagottato anche lui in un enorme mantello di montone rovesciato molto spesso, di un color cenere, con un colbacco piuttosto ingombrante sulla testa.

[…]

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