2. The melodies of the heart

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Aboard the train, everything is new, unusual, especially for my daughter who has spent many hours with her nose glued to the window listening to classical music from her MP3 player. I have repeatedly watched her taking notes in the little book where she also transcribes her heart’s melodies, as she cheerfully calls them, although in reality I suspect it’s a sort of diary. Vladimira has also played the violin for half an hour, practicing on a piece of Corelli, using the damper out of fear of affecting the tranquility of the other passengers. Now, the violin’s black leather case, is placed  in a vain above the door of our compartment behind the big bag. The idea of taking with us the antique piece puts me on no little agitation; indeed, its emotional value is unimaginable without considering the commercial one! But I’m convinced that no one can ever doubt that a airhead looking teenager could vibrate the strings of a real seventeenth century Montagnana, nicknamed “Duchess of Florence.” We also had argued vehemently in the presence of my parents, Vladimira’s grandparents, which initially opposed to the idea of taking that instrument out of Ireland. Luckily my argument had paid off. As usual, I let myself be guided by inner feelings: Vladimira had to play it in Russia, was a matter of principle, a tribute to the memory of her father. And perhaps for this very reason, Darrah, my father, had reluctantly acquiesced. With the right hand I touch the torque, the ancient necklace I wear around the neck, which belonged to my grandmother Téide.

“Grandma, wherever you are, watch over us!”

***

A bordo del treno, tutto è nuovo, inconsueto, specialmente per mia figlia che ha passato molte ore col naso incollato al finestrino ad ascoltare musica classica dal suo MP3. L’ho più volte osservata prendere appunti nel suo libricino dove trascrive anche le sue melodie del cuore, come allegramente le definisce, anche se in realtà io sospetto si tratti di una sorta di diario. Vladimira ha poi suonato il violino per una mezz’ora, esercitandosi su di un pezzo di Corelli, utilizzando la sordina per timore di ledere la tranquillità degli altri passeggeri. Ora, la custodia di pelle nera del suo violino, è riposta dietro la grossa borsa nel vano sopra la porta del nostro scompartimento. L’idea d’aver preso con noi quel pezzo d’antiquariato mi mette addosso non poca agitazione; di fatto, il suo valore affettivo è inimmaginabile, senza considerare quello commerciale! Sono però convinta che nessuno possa mai dubitare che un’adolescente dall’aspetto svampito faccia vibrare le corde di un vero Montagnana di fine diciassettesimo secolo, soprannominato “Duchess of Florence”. Avevamo anche arguito con veemenza al cospetto dei miei genitori, i nonni di Vladimira, che inizialmente si erano opposti all’idea di lasciar uscire quello strumento dall’Irlanda. Per fortuna il mio argomentare aveva dato i suoi frutti. Come d’abitudine, mi lascio guidare dalle sensazioni interiori: Vladimira doveva suonarlo in Russia, era una questione di principio, un tributo alla memoria del suo genitore. E forse proprio per questa ragione, Darrah, mio padre, aveva a malincuore accondisceso. Con la mano destra mi tocco il torque, l’antico monile appartenuto a mia nonna Téide che porto attorno al collo.

“Nonna, ovunque tu sia, veglia su di noi!”

copyright C. Giovannoni (2014)

image taken from the web

4 comments on “2. The melodies of the heart

  1. Un abbraccio,Claudine,e grazie per queste pagine sempre così ricche di poesia e di dolci pensieri,come la musica che le accompagna.

  2. Carissima! è sempre un piacere sentirti vicina… in questo mondo virtuale… il romanzo è terminato e se desideri leggero prima della sua pubblicazione, mi fa sempre tanto piacere ricevere dei commenti e dritte da appassionati di letteratura 🙂 devi solo chiedere… Un grande abbraccio e a presto :-)c

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