11. The husky Anouk perceive the danger

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Equally important it is to be aware of your own destiny, of what the stars, in some way, have already prepared for us since our birth.

 

The sentence crumbles in my brain, and then invades the limbs, while the legs are thrown in a spasmodic pursuit. I don’t believe in fate… or maybe I do? I have the impression of flying over the snow surface and around me the sunlight returns a crystalline kaleidoscope of colors that envelop everything. Then, on the horizon, between the muffled coulters of the clouds, the sun disk assumes the consistency of a large orange balloon. That vision makes me remember that I watched the sunsets with grandmother Téide, when she had taught me to meditate in the nature invoking at our presence our ancestors and the ancient gods worshiped by them. I try to reject the idea, but something creeps with strength and determination in my mind.

Mamochka, come quick!”

Her voice has an inflection of urgency that makes increase the pressure in my arteries. When I am coming near, the girl points her colorful glove toward the ground.

“Look, there are footprints, such as those we found around the villa! These are wolf tracks!”

Anouk crouched beside Vladimira with his big eyes full of fear.

“Well, what dog would you be? Now you’re afraid of your own kind?”

I look at him, smiling in a constrained way, as I try to exorcise my own fear that is making a passage inside the stomach, before twisting around the trachea. Anouk gives me back a glance even more elusive and worried. From the expression of the big dog, I sense that he sniffed something unusual: this it is not a wild canid! Those footprints are too large, tremendously big to be footprints of a wolf of about one-hunderd pounds. I feel slightly estranged while the body stiffens not only because of the cold, but also for the terror. I start not feeling the tip of the toes that unsuccessfully I try to move them into the big boots of padded leather.

“Shouldn’t you rather sniff around and see if there is something in those low bushes of yew covered by the snow? No Anouk, wait, actually I think you are right… I just feel the fear, and mine is visceral. Vladimira let us get out of here, as soon as possible! This grove doesn’t inspire safety by no means, and let us return to the villa, Anouk is an intelligent dog: it is wise to do a turnabout.”

…oOo…

 

Altrettanto fondamentale è essere consapevoli del proprio destino, di ciò che le stelle, in qualche modo, hanno già predisposto per noi sin dalla nostra nascita.

 

La frase si sgretola nel mio cervello, poi invade le membra, mentre le gambe si gettano in un inseguimento spasmodico. Io non credo nel destino… o forse sì? Ho l’impressione di volare sopra la superficie della neve e attorno a me la luce solare ritorna un caleidoscopio cristallino di colori che tutto avvolgono. Poi, all’orizzonte, tra le coltri ovattate delle nuvole, il disco solare assume la consistenza di un grosso pallone arancio. Quella visione mi fa ricordare i tramonti che osservavo con nonna Téide, quando mi aveva insegnato a meditare nella natura richiamando al nostro cospetto gli antenati e gli antichi dèi da loro venerati. Cerco di respingere l’idea, ma qualcosa s’insinua con forza e determinazione nella mia mente.

Mamochka, vieni, presto!”

La voce della ragazza ha un’inflessione d’urgenza che mi fa aumentare la pressione nelle arterie. Quando le arrivo vicino, la ragazza punta il suo guanto variopinto verso terra.

“Gurda, ci sono delle impronte, come quelle che abbiamo trovato attorno alla villa! Sono proprio tracce di lupo!”

Anouk si è accovacciato accanto a Vladimira con i suoi grandi occhi colmi di timore.

“Beh, che cane saresti? Adesso hai paura dei tuoi simili?”

Lo osservo, sorridendo in modo forzato, mentre cerco di esorcizzare la mia paura che si sta facendo un varco dentro lo stomaco, prima di attorcigliarsi attorno alla trachea. Anouk mi ritorna uno sguardo ancora più sfuggente e preoccupato. Dall’espressione del grosso cane, percepisco che ha fiutato qualcosa d’insolito: qui non si tratta di un canide selvaggio! Quelle impronte sono troppo grandi, tremendamente grandi per essere orme di un lupo di una cinquantina di kilogrammi. Seguito il monologo, sentendomi lievemente estraniata mentre il corpo s’irrigidisce non solo per il freddo, ma pure per il terrore. Inizio a non percepire più la punta delle dita dei piedi che inutilmente cerco di muovere all’interno dei grossi stivaloni di pelle imbottita.

“Non dovresti piuttosto fiutare attorno e vedere se ci fosse qualcosa tra quei bassi cespugli di tasso ricoperti dalla neve? No Anouk, aspetta, a dirla in modo sagace, credo che hai ragione… È giusto provare paura, e la mia è viscerale. Vladimira, andiamocene da qui e al più presto! Questo boschetto non m’incute per nulla sicurezza, torniamocene nella villa, Anouk è un cane intelligente: è saggio fare dietro-front.”

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