I hear you calling… * Odo il tuo richiamo…

Lake-Baikal

We arrive at the destination when is already night and the large gate, in front of the driveway to the property is closed. Sokolòv equipped with a cell phone, goes back along a section of the wall to the east, then retraces his steps.
“There should be the service staff. My friend is right now located in Hong Kong for work.”
After a moment, there is a shape that comes running across the fence. It opens
the great gate with some difficulty and invites us to follow him. I’m stunned before the immensity of the house.
“In spite of the rural dwelling, Sokolòv ! What kind of business runs your friend? I would not want myself confronted with some mafioso who earns money less than honestly… around here there are too many unscrupulous crooks who exploit the earth’s resources.”
Sokolov ignores me while helping the woman to bring the young girl inside the house, while Vladimira and Vladilen are charged with carrying the injured dog. My daughter has eyes only for the needy animal and seems to ignore everything else.
Right this way, ladies. Follow me, please. There is a fire to warm you up and right away we bring you something warm for supper.”
The servant, deprived of his huge cloak, shows us a large room on the ground floor where a fire burns in a gigantic fireplace. In fact, you can stand on either side of the fireplace, or sit on special benches of stone covered with a base of polished wood.
Sokolòv helps the woman to take her daughter by the fire and place her,
directly rolled up in her blanket, on several pillows laid over the carpe.
I decided to help out, without wanting to appear too pushy. The woman smiles at me:
“Irina, my name. Her is Katarina ten years, baby girl. It’s good medicine helped to sleep.”
I think to myself: ‘Yes, and fortunately that I am stubborn, otherwise she would not allow her to take it.’
It’s just to help a little but can not improve the situation at all. If your daughter is suffering from pneumonia, and that, unfortunately is what I fear: we need a real doctor or rather a hospital!”
Sokolòv translates and Irina again becomes serious in the face, almost angry. Gesturing she answers to Sokolòv, obviously complaining about my suggestions.
“Fiona Moira, unfortunately, the beliefs of these people are very different from yours. The mother does not want a doctor to touch her, she is afraid for her spirit and she is convinced that the ancestors can help to heal if called by the Shaman. No, wait, do not answer… I see from your expression that you cannot understand everything. I admit that there is a predisposition… and a good deal of open-mindedness needed…”
But even before he does finish with his rhetoric’s lesson, I sense within me the answers to my questions. Those are the little
deep voices that Vladimira hears and follow instinctively, those references that I think belong to our consciousness.
“P
erhaps, Mr. Sokolòv , you cannot know everything about me about my experience and therefore you relies solely on an analysis that only detached consider my terrible impulsivity.”
I smile at him and he remains quietly watching Vladimira with the big dog and Irina with Katarina curled up in her arms.
Maybe. Or maybe not, Fiona Moira. I have not got to tell you everything yet and reveal why I handed you the photo on the train, the first night we met. Strange that you did not have even asked questions about!”
Then he went out of the room replacing his heavy sheepskin coat, after talking to the two women carrying trays overflowing with food while motioning with his head in my direction. After the women have laid the trays with the food before the immense fireplace, I decide to take a look at this strange house.
The whole has a hint of romantic, revealing the particularly fine taste of its owner. Yet there I don’t find any particular glitz to flaunt wealth or power, or rather, the furniture and decor are very delicate and harmonious in the whole. The furniture in the great hall of the fireplace is spartan, of rustic features, which
quite remind me the dwellings in the mountain’s area or the end of the Middle Ages.
Candles by soft colors and decorations of dried flowers attached by ribbons of the same shades are placed everywhere; not to mention the countless paintings with portraits of landscapes and still lifes. There are also several glass vessels and tin, filled with a potpourri of orange slices and fragrant spices.
I move in small steps, stepping on the thick carpets that cover with its soft presence the wood floor chipped and very time-worn. The aroma of the wood smoke and spice are a perfect blend that gently caresses my memories; my gaze escapes me toward Anouk who let himself be pampered by Vladimira. A few meters further Irina holds in the arms her daughter who has gone
again back to restful sleep.
I am suspended in a dimension between the real and the the fantastic, certainly in a place full of magic just to the pristine beauty of nature. Sometimes it feels the eerie whistling of the wind through the chimney, accentuated whenever by the great front door which, even if protected by a curtain of thick wool, is open.

…oOo…

Arriviamo a destinazione che è già notte ed il grande cancello davanti al viale d’accesso alla proprietà è chiuso. Sokolòv munito di cellulare risale un pezzo del muro di cinta a oriente, poi ritorna sui suoi passi.
“Dovrebbe esserci il personale di servizio. Il mio conoscente si trova a Hong Kong per lavoro.”
Dopo un attimo, ecco che una sagoma arriva correndo dall’altra parte della recinzione. Ci apre non senza difficoltà il grande cancello e ci invita a seguirlo. Resto allibita davanti all’immensità della casa.
“Alla faccia dell’abitazione rurale, Sokolòv. Che tipo di affari gestisce il suo amico? Non vorrei trovarmi confrontata con qualche mafioso che guadagna soldi in modo poco onesto… da queste parti ci sono troppi farabutti senza scrupoli che sfruttano le risorse della terra.”
Sokolòv m’ignora mentre aiuta la donna a portare dentro la giovane ragazza, mentre Vladimira e Vladilen si occupano di portare il cane ferito all’interno della casa. Mia figlia ha solo occhi per l’animale bisognoso e pare ignorare tutto il resto.
“Da questa parte, signore. Seguitemi prego. C’è un fuoco per riscaldarvi e subito vi portiamo anche qualcosa di caldo per cena.”
Il servitore, privatosi del suo enorme mantello, ci indica un ampio locale a pianterreno dove arde un fuoco dentro un camino di dimensioni gigantesche. In effetti, ci si può stare in piedi, ai lati del camino, oppure seduti su apposite panche di pietra ricoperte da uno zoccolo di legno levigato.
Sokolòv aiuta la donna a portare la figlia vicino al camino e la collocano sopra diversi cuscini posati sopra il tappeto, direttamente arrotolata nella sua coperta.
Decido di dare una mano, senza voler apparire troppo invadente. La donna mi sorride:
“Irina, mio nome. Suo è Katarina, dieci anni, piccola. Sua medicina buona, aiutato a dormire.”
Penso tra me e me: ‘Già e per fortuna che sono ostinata, altrimenti lei non avrebbe permesso che la prendesse.’
“È solo per aiutare un po’, ma non può migliorare del tutto la situazione. Se sua figlia soffrisse di polmonite, ed è ciò che purtroppo temo, ci vorrebbe un vero dottore… o meglio un ospedale!”
Sokolòv traduce e Irina ridiventa seria in viso, quasi arrabbiata. Gesticolando risponde a Sokolòv evidentemente protestando circa i miei suggerimenti.
“Signora Fiona Moira, purtroppo le credenze di questo popolo sono assai diverse dalle vostre. La madre non vuole che un medico la tocchi, temono per il suo spirito, e sono convinti che gli antenati possano aiutarla a guarire se chiamati dalla Shaman. No, aspetti, non risponda… lo vedo dalla sua espressione del viso che non riesce a comprendere tutto. Ammetto che ci vuole una predisposizione… e una buona dose di apertura mentale.”
Ma ancora prima che lui finisse con la sua lezione di retorica, dentro di me percepisco le risposte ai miei quesiti. Sono quelle vocine profonde che Vladimira sente e segue d’istinto, quei richiami che penso appartengano alla nostra coscienza.
“Forse, signor Sokolòv, lei non può sapere tutto su di me… sul mio vissuto… e quindi si basa unicamente su di un’analisi distaccata che solo considera la mia terribile impulsività.”
Gli sorrido, e lui rimane in silenzio a guardare Vladimira con il grosso cane e Irina con Katarina raggomitolata tra le sue braccia.
“Forse. O forse no, Fiona Moira. Non ho ancora avuto modo di raccontarle tutto… e di svelarle il perché le ho consegnato quella foto sul treno, la prima sera che ci siamo incontrati. Strano che lei non mi abbia ancora fatto delle domande a proposito!”
Poi esce dal locale rimettendosi il pesante mantello di montone, dopo aver parlato alle due donne che portano vassoi stracolmi di cibo mentre con la testa fa segno nella mia direzione. Dopo che le donne hanno deposto i vassoi con le vivande davanti all’immenso focolare, decido di dare un’occhiata a quella strana dimora.
Il tutto ha un non so che di romantico, lasciando intravedere il gusto particolarmente raffinato del suo proprietario. Eppure non vi trovo particolare sfarzo a ostentare ricchezza o potere, anzi, l’arredamento e le decorazioni sono molto armoniosi e delicati nel loro insieme. I mobili nella grande sala del camino sono spartani, di fattura rustica, mi ricordano piuttosto le abitazioni in zona montana o quelle di fine medioevo.
Candele dai tenui colori e decorazioni di fiori secchi fissate da nastri in tonalità, sono piazzate un po’ ovunque; senza parlare poi degli innumerevoli quadri con ritratti paesaggi e nature morte. Ci sono ugualmente diversi recipienti in vetro e stagno, colmi di pot-pourri con fette d’arancia e spezie profumate.
Mi sposto a piccoli passi, calpestando i folti tappeti che ricoprono con la loro morbida presenza il pavimento di legno scheggiato e molto logorato dal tempo. L’aroma della legna bruciata e quello delle spezie sono una perfetta mescolanza che soavemente accarezza i miei ricordi; lo sguardo mi sfugge verso Anouk che si lascia coccolare da Vladimira. Qualche metro più in là Irina stringe tra le braccia la figlia che nuovamente si è riaddormentata in un sonno ristoratore.
Sono sospesa in una dimensione tra il reale e il fantastico, in un luogo certamente pieno di magia anche solo per la bellezza incontaminata della natura. A volte si percepisce il sibilo lugubre del vento attraverso la cappa del camino, accentuato ogni qualvolta la grande porta d’entrata, seppur protetta da una tenda di spessa lana, è aperta.

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